Il Museo

Archeologico

Il Museo archeologico di Agrigento

si trova al centro della città classica, sullo storico Poggio di S. Nicola, e incorpora nel suo complesso funzionale elementi del monastero trecentesco fondato da monaci cistercensi nel XII sec.

Dopo la SALETTA INTRODUTTIVA (con carta archeologica e planimetria del percorso di visita), si passa alla

SALA II

Le prime cinque vetrine espongono materiali relativi all’ambiente indigeno precedente la fondazione di Akragas. Oltre a materiali ceramici dal Neolitico alla età del Bronzo e del Ferro si segnalano armi e strumenti in bronzo dal villaggio costiero di Cannatello, nonché un’anforetta micenea, forse proveniente dalla necropoli dello stesso villaggio che ha restituito altra ceramica miceneo - cipriota del XIII sec. a.C., a testimonianza dei rapporti intercorsi con il mondo Egeo molti secoli prima della colonizzazione greca. Seguono altre due vetrine che documentano il percorso dei greci di Gela, tra VII e VI sec. a.C., per arrivare alla fondazione di Akragas nel 581 a.C. Notevole il dinos* di fabbrica geloa (fine VII sec. a.C.) con rappresentazione della Triskeles (Trinacria).


SALA III

Contiene le collezioni dei vasi greci attici, italioti e sicelioti, confluiti nel Museo Regionale dal precedente Museo Civico da una collezione (Barone Giudice) acquistata dalla Regione Siciliana e da rinvenimenti più recenti nell’area delle necropoli agrigentine, da dove provengono, del resto, tutti i reperti vascolari esposti nella sala. Si segnalano: (vetrina 17) grande anfora a figure nere con divinità su quadriga e triade apollinea (pittore di Dikaios - VI sec. a.C.); (vetrina 19) cratere a figure rosse con deposizione di guerriero, scena ispirata alla morte di Patroclo (Pittore di Kleophrades inizi V sec. a.C.); (vetrina 27) cratere a fondo bianco e decorazione policroma con Perseo e Andromeda (Pittore della Phiale - 430 a.C.) e cratere a figure rosse con scena di sacrificio ad Apollo (Pittore di Kleophon - 430 a.C.); (vetrina 35) grande piatto apulo con biga condotta da Erote alato (Pittore del Gruppo di Elios - IV sec. a.C.). Nel passaggio alla sala successiva si ammira un'eccellente scultura marmorea greca, forse da decorazione templare, rappresentante un guerriero (primi decenni V sec. a.C.).


SALA IV

Contiene esemplari di scultura architettonica, in particolare grondaie a testa leonina (dai templi di Eracle, Zeus, Demetra e Asclepio).


SALA V

Sono esposti i materiali provenienti dai santuari: dalle terrecotte figurate dai santuari ctonì al santuario rupestre di S. Biagio, al santuario indigeno di S. Anna, quindi reperti dall’area a nord del Tempio di Eracle e da quella a sud del Tempio di Zeus. Infine il materiale dal santuario ellenistico-romano in contrada S. Nicola. Si segnalano: (vetrine 42-44) maschere fittili, statuette di divinità sedute e di offerenti; (vetrina 50) notevoli esemplari delle statuette di Athena Lindia; (vetrine 50-51) due pregevoli teste femminili degli inizi del V sec. a.C.: una testa di Athena elmata e una testa di Kore.


SALA VI

(Livello inferiore) è riservata al Tempio di Zeus Olympeion. Pannelli e plastici illustrano i complessi problemi di questo monumento. Al centro della parete di fondo è la gigantesca figura del Telamone, così come ricomposto nel 1825 da Raffaello Politi sulla platea del tempio e da qui trasferito, ricollocato nell’originaria posizione verticale. Nella galleria nord, tre teste di altri Telamoni superstiti della serie che ornava la parete esterna del tempio.


SALA VII

(Sempre al livello inferiore) è destinata all’abitato di Agrigento greca e romana. Si segnalano gli emblemata musivi policromi con figure di animali, tra cui quello della gazzella che si rispecchia alla pozza di una sorgente. Ritornando al livello superiore, si conclude il percorso della galleria dei santuari e si accede alla SALETTA V bis delle sculture, tra cui eccelle la statua marmorea di kouros nota come l’Efebo di Agrigento (primi decenni V sec. a.C.), forse la figura di un giovane atleta. Attraverso una galleria di passaggio, prospiciente l’area monumentale del Bouleuterion (che illustra gli edifici pubblici civili messi in luce nei recenti scavi) si perviene alla


SALA IX

Dedicata ai reperti provenienti dagli scavi sistematici condotti dalla Soprintendenza nell’area delle necropoli greche di Agrigento (Montelusa, Pezzino, Villaseta, Sottogas e Mosè). Si segnalano due anfore di tipo nolano a figure rosse, rispettivamente con Poseidon ed Eroti alati (470-460 a.C.) provenienti dalla Necropoli Pezzino, e il superbo cratere in bronzo (ultimi decenni V sec. a.C.) dalla Necropoli Mosè. Sono esposti anche sarcofaghi marmorei di età greca, tra cui quello monumentale monolitico con fregio dorico da Montelusa e quello con coperchio a spioventi, con bordi e acroteri angolari dipinti con fregio policromo, da contrada Mosè. L’esposizione dei sarcofaghi si conclude con esemplari romani, tra cui spicca quello prezioso di fanciullo, proveniente da un mausoleo di età adrianeo-antonina (II sec. d.C.) della necropoli a sud della Collina dei Templi: il figlio morto è pianto dai genitori che rammentano scene di vita quotidiana rappresentate ai lati, mentre sulle pareti minori sono narrati l’inizio e la fine della vita del ragazzo (il primo bagno e la sua dipartita su un carro dionisiaco trainato da ariete).


Sala delle necropoli

Conclude l’esposizione relativa alla prima sezione del Museo dedicata alla città greca e romana. L’itinerario di visita può prevedere anche la seconda sezione del Museo, dedicata al territorio di pertinenza culturale di Akragas, a partire dalle testimonianze delle preesistenti culture indigene preistoriche e protostoriche sino alla fase di ellenizzazione e occupazione a opera dell’espansione agrigentina che, in varie epoche, interessò un’area estesa dal fiume Salso (antico Himera) al Platani (antico Halykos), raggiungendo anche il territorio selinuntino sino al Belice, come testimoniano, rispettivamente, i siti di Eknomos-Finziade (Licata), Eraclea Minoa e Adranon (Sambuca di Sicilia).